Lavorare oline? L’esperienza di Alessandro che gestisce tutto da Minorca

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Alessandro innamorato di Minorca,

da lì gestisce il suo lavoro online.

 

1. Ciao Alessandro, com’è nata la decisione di lasciare l’Italia e trasferirti a Minorca? Durante questi anni, hai mai avuto voglia di ritornarci a vivere?

La decisione è nata circa 20 anni fa, quando comprai una casa a Minorca. Doveva essere, e di fatto lo è stata per anni, la casa per le vacanze di famiglia. Ma venendo qui anno dopo anno la voglia di trasferirmi a vivere qui definitivamente è aumentata in maniera esponenziale fino a sfociare nella decisione definitiva di circa 6 anni fa. Per quanto riguarda l’Italia no, non ho mai avuto la benché minima tentazione di tornare sui miei passi. Per tante ragioni.

2. Sappiamo che ami Minorca, ma da dove è nato questo amore? E soprattutto, com’è vivere in una piccola isola 365 giorni l’anno?

L’amore, con la A maiuscola, è nato non appena atterrato sull’isola. Per lavoro avevo visitato tanti posti bellissimi, ma qui è come se fossi entrato di colpo in una dimensione che riconoscevo come quella che avevo cercato per anni. Natura, armonia e colori. Queste sono state le cose che mi hanno colpito di Minorca. La vita sull’isola viaggia al rallentatore, lontanissima dalla frenesia e dall’ansia che si respirano nelle nostre cittá. Una vita a misura d’uomo. Dove due modi di dire di qui rispecchiano l’essenza di Minorca: il primo si riferisce ai turisti che arrivano ogni anno in estate e dice: “non siamo noi che siamo lenti qui a Minorca, siete voi che arrivate stressati”. Il secondo è un detto della Guardia Civil (le forze dell’ordine) in servizio a Minorca che recita: a Minorca anche i cattivi sono buoni”.

3. In Italia vivevi a Verona, una città a misura d’uomo e ben servita, adesso in una piccola isola. C’è qualcosa che ti manca della terraferma? Particolari servizi di cui hai imparato a fare a meno? Credi che la tua vita sia migliorata qualitativamente parlando?

La cosa che si impara vivendo in un’isola di circa 700 kmq è quella di ridurre le esigenze frivole e i bisogni indotti. Si impara ad accontentarsi delle piccole cose, o meglio detto, ad apprezzare quotidianamente le cose meravigliose che ci circondano senza alimentare i desideri inutili. Ció non toglie che di Verona e dell’Italia mi mancano la bellezza, l’arte, l’architettura e in generale l’offerta culturale. Ma basta prendere un aereo e in 30 minuti si è a Barcellona ed è possibile saziarsi per un po’ di tutto quello che non si trova sull’isola. Dal punto di vista qualitativo, che resta comunque una percezione soggettiva, mi ritengo molto soddisfatto della mia vita a Minorca, non la cambierei se non nei due mesi invernali che qui sono abbastanza freddini.

4. A livello sociale, molti italiani trasferirsi nelle isole spagnole lamentano una scarsa apertura da parte dei locali e conseguenti difficoltà nel tentativo di integrarsi nella società. Per quel che ti riguarda, hai vissuto questa esperienza? Quali difficoltà e soprattutto come le hai superate?

Diciamo che sí, le persone qui sono molto alla mano ma hanno una naturale riservatezza che rende non facile creare legami profondi. Una volta vinta questa iniziale “diffidenza” le cose migliorano. Ma  resta la distanza dovuta al fatto che sei e resterai sempre uno straniero ai loro occhi.

5. Ma adesso passiamo al tuo lavoro, ho un sacco di cose da chiederti! Ci racconti di cosa ti occupi e da dove è nata l’idea di tale occupazione? Insomma è ciò che sognavi di fare da grande?  in che cosa consiste il tuo lavoro?

Da giovane ho sempre sognato una cosa, anzi scusa due. La prima era fare il giornalista. La seconda lavorare nel mondo del turismo per amore dei viaggi.. Bene, dico subito che non sono riuscito a realizzare nessuno dei due sogni. Però ci sono andato vicino. Per non dilungarmi troppo sintetizzo il mio percorso professionale. Ho una laurea in scienze politiche internazionali ed un master in marketing turistico. Al termine degli studi ho lavorato nel marketing di aziende agroalimentari e agenzie promozionali. Poi, per amore dei viaggi, ho aperto assieme ad un amico di vecchia data una società che si occupava di acquistare e commercializzare gioielli etnici. E questo lavoro per un periodo mi ha permesso di viaggiare parecchio. In un secondo tempo mi sono dedicato all’interno della società alla parte web, creando il sito di e-commerce e una serie di portali satellite di supporto. Facendo questo lavoro mi é nata l’idea (pensando anche ai tanti italiani espatriati che avevo conosciuto durante i viaggi di lavoro) di Voglio Vivere Così, un portale per raccogliere le storie di chi aveva mollato tutto e cambiato vita, per differenti ragioni. Questo progetto si è poi sviluppato ed ora sono diventato un piccolo editore digitale che gestisce circa 20 siti (Latitudine 40) ed ho una ventina di collaboratori freelance sparsi per il mondo che scrivono per i vari portali. Non sono diventato un giornalista ma lavoro con i giornalisti, il che tutto sommato non è niente male perchè sono tutti bravissimi.

6. Sebbene per i più scettici è altamente improbabile, tu lavori solo ed esclusivamente online. Certamente il lavoro online rientra nelle nuove frontiere dell’era globale, fino a qualche decennio fa non solo era impossibile ma per lo più anche impensabile, e forse per questo spesso e volentieri non lo si considera come un vero lavoro. Dunque aiutaci a far chiarezza: il lavoro online è realmente un lavoro? Facci un esempio della tua routine lavorativa tipo, magari ci permette di spezzare qualche stereotipo a riguardo!

Guarda, hai toccato un punto moooooolto dolente e delicato. Pensa che i miei genitori per anni (e credo tuttora) se devono spiegare a qualcuno che lavoro faccio fanno delle facce strane, si guardano intorno e cambiano argomento. E comunque no, nessuno, o meglio pochissimi pensano che stare ore davanti al pc sia un lavoro. In cosa consiste il mio lavoro? Prima di tutto nell’avere un idea per un sito. Poi definire la linea editoriale se si tratta di un sito informativo o travel (come la guida di Minorca isoladiminorca.com) e successivamente far scrivere una serie di contenuti che siano adatti al portale. Tutto questo deve essere supportato da competenze SEO, marketing e di social media perché è solamente attraverso questo mix di ingredienti che un progetto può pensare di avere successo. Unitamente agli aspetti tecnici (come il linguaggio di programmazione dei siti). E da ultimo citerei le tante ore di lavoro davanti al computer con conseguente cervicale. Questo lavoro implica un’attenzione costante, rispondere a tantissime mail, pubblicare sui social, leggere molto. E’ un lavoro che io amo tantissimo, e ringrazio Minorca perchè da qui riesco a farlo con minor stress.

7. Come ti definiresti a livello lavorativo in tre parole?

Curioso, esigente e a volte sconsiderato.

8. Ti dedichi a questo tipo di attività da 10 anni. Nel corso degli anni com’è cambiato il tuo lavoro online?

Direi che è sempre più’ necessario tenersi aggiornati, e velocemente. Le cose cambiano e, come diceva tanti anni fa il futurologo Alvin Toffler, la differenza la fa l’informazione.

9. Immagino ci siano vantaggi e svantaggi nell’avere una attività online rispetto ad vantaggi rispetto un’attività fisica. Certamente è più facile immaginare i vantaggi, ma perché non ci parli un po’ degli aspetti negativi?

Citerei su tutte la cervicale e la gradazione degli occhiali che diventano sempre più’ spessi. Ma non mi lamento, ho scelto io questa strada, e la amo.

10. Da domani mollo tutto e provo a lavorare online. Cosa è fondamentale secondo te? Data la tua ormai decennale esperienza nel settore, sarai certamente un profilo senior nel tuo campo. Che consigli daresti sull’uso di internet oggi per questioni lavorative?

Uhi, che domanda difficile. Stanno diventando talmente tanti i lavori che si possono fare online che mi metti in difficoltà. Fammi dire allora poche cose: osservate le tendenze, osservate i mercati, leggete molto e cercate di capire cosa vi piacerebbe fare che possa anche avere uno sbocco remunerato o imprenditoriale. E soprattutto chiedete: io non mi stanco mai di fare domande e di ascoltare. Sono la chiave della crescita. Per quanto riguarda invece internet utilizzato per trovare lavoro io credo che sia uno strumento ormai imprescindibile. Con le giuste tecniche ovviamente.

 

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Noemi Vilotta
Mi sono laureata a Palermo in Psicologia sociale, del lavoro e delle Organizzazioni e grazie ad un programma “PIS doppio titolo” sono arrivata ad Elche dove ho conseguito un Master in Risorse Umane e dove, attualmente, seguo un Dottorato di Ricerca in Psicologia della Salute. Se c’è una cosa a cui credo fedelmente è il valore della diversità, qualunque essa sia. Per questo ciò che più mi appassiona è viaggiare, scoprire cose nuove e lasciarmi sorprendere dalla cultura del luogo. “Le radici sono importanti nella vita di un uomo, ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove” (Cacucci) E adesso considero la Spagna allo stesso un altrove e un luogo fatto di radici.

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