Essere assertivi: imparare a dire ciò che si pensa

0
110

Molto spesso, nella vita di tutti i giorni, ci troviamo a dover affrontare delle situazioni problematiche in cui si vorrebbe comunicare al meglio con gli altri e riuscire a gestire le proprie emozioni.

Questo è ancor più vero per chi decide di affrontare un’esperienza expat.

Infatti oltre a doversi confrontare con gli innumerevoli aspetti della nuova realtà, occorre ritrovare un equilibro nelle relazioni con il proprio partner e con i propri figli, e non sempre può risultare facile.

A volte possiamo sentirci nervosi, soli, non compresi, e proprio per questo avere difficoltà a comunicarlo alle persone che ci sono vicine, rischiando di accusarle e aggredirle verbalmente o di soffocare invece le nostre emozioni e i nostri bisogni.

Conoscere i principi di una comunicazione assertiva può quindi rivelarsi un importante strumento per migliorare le relazioni con gli altri anche nei momenti difficili, per riconoscere le nostre e altrui necessità e può rivelarsi un’occasione per comprendere le proprie emozioni.

Cosa significa essere assertivi?

Essere assertivi significa essere capaci di esprimere in modo chiaro quelli che sono i nostri bisogni, desideri e le nostre emozioni, dire quello che si pensa rispettando noi stessi e gli altri.

 

Cosa fa una persona assertiva?

La persona assertiva…

  • sa bene cosa desidera e cerca di fare qualcosa per ottenerlo, assumendosi la responsabilità delle sue azioni;
  • rispetta i propri bisogni e quelli degli altri;
  • è capace di ascoltare e fa in modo che l’altro sia propenso ad ascoltare;
  • cerca di capire le proprie emozioni e di dire all’altro come si sente;
  • se non desidera/non può fare qualcosa, lo dice all’altro senza mettere scuse, senza sentirsi in colpa e senza tentare di giustificarsi;
  • è in grado di chiedere/accettare aiuto;
  • è in grado di accettare/formulare una critica…
La persona passiva invece…
  • presta attenzione solo ai diritti degli altri non dando importanza ai propri;
  • rinnega i propri bisogni;
  • può non fare ciò che desidera per paura delle reazioni altrui;
  • ha difficoltà a dire di no e se è costretto ad esempio a negare un favore, si sente in colpa e tende a giustificarsi;
  • ha timore di essere giudicato negativamente dagli altri;
  • evita discussioni e divergenze…
La persona aggressiva…
  • ritiene che siano gli altri a sbagliare;
  • ritiene che i propri diritti siano più importanti di quelli degli altri;
  • nel fare richieste mostra un atteggiamento di attacco e di sfida;
  • tende a svalutare le altre persone;
  • si mostra intollerante;
  • ha difficoltà ad ammettere i propri errori…
E tu..sei passivo, aggressivo o passivo?

Occorre tener presente che nessuno di noi si comporta in modo assoluto in uno dei tre modi in tutte le situazioni. Infatti se ci pensiamo bene, ci verranno in mente delle occasioni in cui tendiamo a comportarci più in un modo piuttosto che in un altro. Ad esempio posso avere difficoltà a dire di no ad un’ amica anche se vorrei farlo, e invece potrei essere capace di dire di no senza sentirmi in colpa ad un vicino di casa. Oppure potrei avere problemi ad esprimere le mie opinioni in alcuni contesti specifici e non avere difficoltà a farlo in altre situazioni e con altre persone.

E’ opportuno comunque ricordare come uno stesso comportamento può essere assertivo in una situazione, e passivo in un’altra poiché dipende dal contesto.

Cosa fare per iniziare?

Il primo passo è acquisire consapevolezza di come tendiamo a comportarci nelle diverse situazioni, e riflettere in quali contesti e con chi facciamo più fatica a dire quello che pensiamo e a far valere i nostri diritti.

Può essere utile non solo osservare noi stessi, ma anche gli altri per vedere come si comportano e ipotizzare il loro stile di comunicazione in una situazione.

E soprattutto è utile ricordare possiamo imparare a esprimere i nostri bisogni, poiché essere assertivi è un’abilità che possiamo allenare attraverso la pratica continua.

Previous articleLe risorse emotive nelle famiglie expat: strategie genitori-figli
Next articleLa comunicazione non verbale nel processo expat
Gilda Picchio
Mi sono laureata in Psicologia Clinica ad Urbino e attualmente mi sto formando per diventare psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Mi sono innamorata della Spagna grazie ad una vacanza a Barcellona, all'età di 19 anni. Dal ritorno da quel viaggio sapevo che, terminata l'università, mi sarei trasferita in qualche città spagnola. Ho vissuto a Salamanca, a La Pineda (Tarragona) e due anni nella splendida città di Madrid, dove ho avuto l'opportunità di lavorare con bambini con difficoltà a livello familiare e sociale e dove ho frequentato un master sull'autismo. Ora vivo in Italia dove lavoro anche con persone richiedenti asilo e rifugiati. Tre anni fa ho intrapreso un bellissimo ed emozionante viaggio in moto, partendo da Barcellona sino ad arrivare al sud della Spagna e mentre lasciavo Granada, con le lacrime agli occhi, ho provato il rimpianto di non averci vissuto. Una parte del mio cuore rimarrà quindi sempre legata alle città di Madrid e di Granada. Mi è sempre piaciuto lavorare nel sociale, conoscere nuove persone e storie di vita e viaggiare... "Una volta che hai viaggiato, il viaggio non finisce mai, ma si ripete infinite volte negli angoli più silenziosi della mente. La mente non sa separarsi dal viaggio. - Pat Conroy"

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here