Adattamento o isolamento? Il processo di adattamento a una nuova cultura.

0
105

Il processo di adattamento in un nuovo Paese prevede la messa in atto diverse strategie, più o meno consapevoli, per adattarsi alla nuova condizione.

Nel processo di adattamento c’è chi assimila totalmente gli usi, i costumi e i comportamenti del nuovo gruppo etnico andando ad allontanarsi sempre di più da quelli del proprio Paese, c’è chi al contrario tende a chiudersi e ad irrigidirsi sugli stili di vita del gruppo minoritario di appartenenza, quasi a voler preservare la propria cultura di origine, c’è chi infine tende a mescolare aspetti provenienti da entrambe le culture.

Tra queste modalità solo la terza sembra essere funzionale.

Prima strategia del processo di adattamento

La prima viene chiamata “assimilazione” e consiste nella totale accondiscendenza alla nuova cultura, questa “strategia” non può essere considerata adattiva poiché basata sulla disconferma di tutto ciò che è stato punto di riferimento per il soggetto fino a quel momento e quindi di tutto ciò che ha contribuito alla costituzione della propria identità personale, portando ad una perdita di parti di sé fondamentali, suscitando senso di insicurezza e fallimento, nonché impoverimento identitario. Spesso questa modalità viene adottata da persone con già scarsa stima di sè e in generale con una struttura identitaria poco strutturata.

Seconda strategia del processo di adattamento

La seconda strategia è quella della “dissociazione”, in questo caso il soggetto tende a puntare alla totale conservazione degli stili di vita del proprio Paese di origine. Anche questa strategia risulta disfunzionale poiché da un lato consente di mantenere un’immagine di sé positiva e più solida ma dall’altro ostacola l’integrazione nel nuovo ambiente. Questa strategia è particolarmente diffusa in gruppi etnici con forti valori religiosi e morali.

Esiste però una differenza tra come ci si sente e come ci si mostra, tra quella che è l’immagine che si ha di sé e quello che è il modo di comportarsi nel nuovo contesto. Appare evidente come solo chi abbia una buona concezione di sé e della propria cultura di origine riesca poi ad aprirsi maggiormente all’altro, a costruire rapporti di fiducia e di scambio con la nuova cultura, il che accresce l’autostima e migliora ancora di più i rapporti sociali. È inoltre importante distinguere chi ha scelto consapevolmente di non adeguarsi ai valori della nuova cultura, pur elaborando obiettivi e modelli di vita positivi, e chi reagisce con l’isolamento come reazione al fallimento di strategie assimilative.

È indubbia l’importanza di altri elementi che influenzano l’approccio alla nuova cultura: i vissuti personali al momento della partenza, le esperienze pregresse, la perdita di schemi culturali di riferimento che, seppur non soddisfacenti, facevano parte della propria identità, gli elementi contestuali (Paesi di origine percepiti negativamente e che quindi si tende a voler “rinnegare”), le aspettative di cambiamento al momento della partenza, i timori del nuovo contesto e della nuova cultura, soprattutto se accompagnati da precedenti esperienze negative di trasferimento, senso di colpa per aver abbandonato il proprio Paese. A volte la marginalizzazione può assumere la valenza di difesa dal timore di insuccesso o di rifiuto da parte degli altri.

Terza strategia del processo di adattamento

Appare evidente come la modalità più funzionale e quindi più adatta ad assicurare una buona integrazione nel nuovo Paese sia la mediazione tra gli aspetti positivi di entrambe le culture, quella di origine e quella del Paese ospitante, affinché si possano interiorizzare entrambi strutturando una nuova identità multietnica ed integrata.

I figli?

Come vivono il processo di adattamento?

Se giunti molto piccoli o se addirittura nascono nel nuovo Paese per loro è più semplice l’integrazione, a patto che non vengano percepiti in senso discriminatorio in quanto appartenenti ad una cultura rifiutata nel nuovo Paese, in tal caso verranno favoriti meccanismi di isolamento.

Naturalmente l’atteggiamento e la concezione dei genitori rispetto alla cultura di origine ha la sua rilevanza per facilitare l’integrazione dei figli e la loro identità culturale; talvolta i genitori possono mostrarsi ambivalenti, da un lato vogliono che i figli si integrino acquisendo il valore che attribuiscono alla cultura ospitante, dall’altro temono che perdano la propria identità culturale.

Gli adolescenti, durante il delicato e naturale processo di costruzione dell’identità, possono passare ad alternare idealizzazione e svalutazione delle due culture alla ricerca di aspetti da interiorizzare e fare propri oscillando continuamente tra adesione ai nuovi modi di vivere e vecchie tradizion

Previous article7 strategie per imparare spagnolo
Next articlePaura di sbagliare? L’errore facilita il successo
Valentina Ferrara
Mi sono laureata in Psicologia dello sviluppo e delle istituzioni socio-educative presso l’Università La Sapienza di Roma e specializzata in Psicoterapia Psicoanalitica. Ho conseguito successivamente un Master in Psicologia Forense e, sempre alla ricerca di nuovi stimoli, continuo a studiare approfondendo vari ambiti della psicologia. Mi sono innamorata della Spagna ed ho pensato di trasferirmi lì quando un giorno del mio secondo viaggio in Andalusia, seduta a leggere un libro in Plaza Nueva a Siviglia mi sono fermata un attimo e guardandomi intorno ho realizzato di sentirmi “a casa”, tutto intorno a me mi dava quella sensazione. Amo il cinema, viaggiare e fare sport, mi piace conoscere nuova gente e confrontarmi con differenti culture cercando di vivere più possibile le emozioni che sono la diversità può regalare.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here