Valerio, un artigiano con partita I.V.A in Spagna.

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Artigianato e partita I.V.A.: come si vive in Spagna?

Valerio Licari vive e lavora a Granada da sei anni. Ha scelto un lavoro tradizionale andaluso: è un costruttore di chitarre. La sua formazione inizia in Italia, il successivo trasferimento a Granada gli ha permesso di perfezionare e continuare la sua attività nella città considerata centro di attrazione mondiale per quanto riguarda le chitarre classiche spagnole.

Come nasce l’idea di scegliere la Spagna come meta lavorativa? Perché questa città?

La mia attività lavorativa è strettamente legata a questa terra. Granada, in particolare, è una città dove la costruzione delle chitarre è un lavoro tradizionale antico e riconosciuto in tutto il mondo; per me è una grande occasione per migliorarmi professionalmente e continuare ad imparare.

Lavorare in proprio: si tratta di una scelta voluta o dovuta?

Nel sud della Spagna, in generale, non è facile trovare lavoro. All’inizio ho provato a contattare qualche altro liutaio per poter lavorare nella sua bottega, ma è difficile essere assunti in forma regolare per i costi di gestione che comporta l’assunzione di altri lavoratori. C’è da aggiungere che lavorare in proprio fa parte del mestiere di liutaio. Al di là del periodo di apprendistato in cui ho lavorato per conto di altri artigiani, cinque anni fa mi sono trasferito a Granada ed ho aperto la mia attività con lo scopo di realizzare chitarre secondo il mio stile ed il mio gusto personale.

Nella tua esperienza, quali sono le agevolazioni e gli svantaggi di aprire la partita I.V.A. in Spagna?

In qualità di straniero, aprire la partita I.V.A mi ha permesso di ottenere il “NIE”, il numero identificativo personale necessario a svolgere qualunque tipo di attività burocratica e fiscale in Spagna. Sotto questo aspetto diventare autonomo è stato un vantaggio. L’operazione non mi è costata molto. Il primo anno si pagano 50 euro al mese, poi l’imposta cresce… dopo circa due anni la tassa supera i 200 euro. Questo è uno svantaggio per chi, come me, non ha introiti fissi giornalieri. Per capirci, io pago la stessa cifra che paga il proprietario di un ristorante. Tra me e lui, però, ci sono migliaia di euro al giorno di incasso a fare la differenza: non si tiene conto che molto spesso il mio tempo è dedicato alla costruzione della chitarre, e non alla vendita. Il lato positivo è che in questo paese gli autonomi sono liberi di aprire e chiudere la partita I.V.A. diverse volte l’anno: questo mi permette di risparmiare sulle tasse  nei periodi di inattività. 

 

E’ comunque interessante comparare la situazione spagnola con ciò che succede nel resto d’ Europa riguardo la partita I.V.A.. I numeri lasciano poco spazio alla mia opinione personale.

Riguardo all’artigianato, pensi che la Spagna investa maggiormente rispetto all’Italia?

In Italia non lo so, ma i miei colleghi che vivono e lavorano lì mi hanno confessato che mantenere aperta la partitia I.V.A. è un enorme sacrificio. Riguardo alla Spagna risulta chiaro, dalla risposta precedente, che la Spagna non tiene in considerazione le differenti esigenze delle attività artigianali. Quindi diciamo che no, la Spagna non agevola l’artigianato.

D’altro canto, nel mio caso specifico, sono stato fortunato perchè ho ottenuto un laboratorio gratuito in cui poter svolgere la mia attività. Un’occasione più unica che rara…

Come hai ottenuto l’opportunità di avere un laboratorio? Di che si tratta?

L’occasione mi è capitata fortuitamente. Ho conosciuto un’associazione di artigiani che ha ottenuto il permesso dal Comune di Granada di allestire i propri laboratori presso una struttura pubblica recentemente ristrutturata con i fondi europei. Tali fondi erano destinati alla salvaguardia dei mestieri tradizionali artigianali. Una volta iscrittomi all’associazione, ho atteso i tempi tecnici della burocrazia (qualche mese) per poi ottenere il laboratorio con un contratto quinquennale rinnovabile per altri cinque anni.

Nella tua esperienza di italiano all’estero, che idea ti sei fatto della Spagna?

All’inizio può essere dura investire e iniziare da zero, quindi soprattuto in questa fase è stato comodo vivere in un posto economico. Escludendo le grandi città come Madrid, Barcellona o Bilbao, il resto della Spagna risulta economicamente accessibile, soprattutto l’Andalusia. Vivendo a Granada ho constatato che le persone sono molto accoglienti nei confronti degli stranieri; è una città multiculturale che oltre a mantenere le proprie tradizioni dimostra una certa apertura alle diversità.

La Spagna è un paese mediterraneo che ha quindi molte affinità culturali con la mia terra di origine: questo facilita lo stato d’animo per chi, come me, continua a sentire la mancanza della propria patria.

 

 

 

 

 

 

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Martina Cortese
Mi sono laureata in psicologia clinica e di comunità a Torino, dove in seguito ho ottenuto l'abilitazione alla professione di psicologo. Ho conosciuto la Spagna durante un viaggio in solitaria a fine università, uno di quei viaggi che partono un po' per caso e si rivelano scoperte. La città di Granada mi ha conquistata; con molto entusiasmo e altrettante paure ho quindi deciso di volare oltre le Alpi, e ricominciare in Andalusia. Ho sempre avuto interesse per le dinamiche emotive e relazionali, considerando l'individuo non solo come parte di un sistema ma come protagonista del suo mondo esperenziale: per questo la scelta di iscrivermi alla scuola di Terapia Sistemico-Familiare di Malaga, dove sto continuando la formazione. L'essere in prima persona una “migrante” mi ha portata ad avvicinarmi, fin dal tirocinio post-lauream, a tematiche di integrazione, accoglienza, e di emergenza nei campi con rifugiati. Mi piace pensare di essere ancora in viaggio, e di essermi fermata in un luogo e tra le persone che mi fanno sentire a casa.

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