Istruzione spagnola e istruzione italiana… E se a raccontarcelo fosse un’insegnante?

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scuola Spagna

Quali le differenze tra istruzione spagnola e istruzione italiana? Ce lo racconta la docente Sara Vannini

Dopo essersi laureta in Italia si è trasferita in Spagna, ad Alicante, dove ha continuato gli studi. Nella stessa città ha poi iniziato a lavorare presso un istituto superiore come docente di italiano.

Ad oggi vive in Italia e insegna spagnolo in un istituto fiorentino.

Puoi riassumere quali sono, secondo la tua esperienza, le maggiori differenze/somiglianze nell’insegnamento in Spagna e in Italia?

Sicuramente il fatto che in Spagna tutto è più informale: succede ad esempio che i ragazzi chiamano i professori per nome, anche in contesti universitari. L’impatto che ne deriva è differente: anche per me è diverso sentirmi chiamare Sara piuttosto che prof Vannini.

E’ grazie a quest’ informalità, forse, che si instaura un rapporto diverso tra alunni e professori: in Italia vedo più distacco, mentre in Spagna il professore è visto veramente come una persona che può aiutare. Si viene quindi a creare un rapporto alla pari senza arrivare mai a mancanze di rispetto.

Come somiglianze direi, ad esempio, che la disposizione dell’aula è la stessa, con i banchi rivolti verso la cattedra posizionata davanti. Anche le lezioni sono perlopiù frontali.

In Spagna la scuola è molto più aperta alle differenze culturali, sociali, di genere. Si parla più tranquillamente di omosessualità, forse perchè gli stessi professori vivono in maniera più aperta la propria sessualità. C’è più integrazione, ci sono molti ragazzi/e di origine araba e molti gitani. L’integrazione è vista come una normalità, e quindi è vissuta meglio. Nella scuola dove lavoro in Italia a volte mi capita di sentire la battuta contro il ragazzo albanese o rumeno.

In veste di professoressa, che aria si respira dentro la scuola spagnola e in quella italiana?

In Italia c’è molta più burocrazia, ci sono più gerarchie e molti più consigli di classe. Per esempio, nel momento in cui si presenta un problema con un ragazzo se ne parla prima in una riunione con i docenti, poi in riunione con i dirigenti, poi con i genitori e da ultimo con il ragazzo interessato.

In Spagna la situazione è più snella: si contatta in primo luogo il ragazzo stesso, ed eventulamente passiamo al consiglio di classe e si va a parlare col vice preside.

In Spagna si vive in un ambiente più dinamico. Per esempio lo stesso preside insegna, è un professore e un collega come tanti altri. Non è visto come un’autorità. Inevitabilmente lo si vede molto più spesso e si instaura quindi una relazione differente.

Pensi che l’educazione spagnola possa arricchire le conoscenze del ragazzo? Come?

Sì, penso che l’istruzione spagnola possa arricchire un ragazzo italiano pronto al trasferimento. L’ambiente che ho trovato in Spagna è molto aperto, accogliente e forse pià pratico. Si mira all’essenziale. Mi sono però accorta che la nostra preparazione italiana è forse superiore rispetto a quella di un ragazzo che poi esce da un istituto superiore spagnolo, soprattutto per quanto riguarda la cultura generale. Forse anche perchè, in Italia, ci sono tante materie. In Spagna le materie vengono scelte dai ragazzi stessi, e questo li rende più specializzati. Da una parte può essere anche giusto. Ad esempio, se un ragazzo ha già le idee chiare su un determinato percorso lavorativo o di studio, è giusto che si specializzi da subito.

Abbigliamento/abitudini/educazione spagnola.

Non ho notato molta differenza: la moda è in Italia come in Spagna, forse in Spagna arriva un pelino dopo. Le abitudini scolastiche sono le stesse, così come l’educazione. Durante la ricreazione viene messa la musica e questo fa molto “festa”. Al cambio dell’ora il clima è molto dinamico, anche perché sono i ragazzi a cambiare aula e non i professori come succede da noi.

Qualcosa del sistema scolastico spagnolo che ti è rimasto particolarmente impresso…

Per quanto riguarda l’istituto superiore, il fatto che indirizza i ragazzi verso scelte future.

Inoltre la mancanza dell’ “ansia da interrogazione”. In Spagna ci sono gli esami, ovvero i compiti scritti: non si fanno interrogazioni orali, questo può essere un bene o un male. E’ una pecca perchè a volte i ragazzi possono avere difficiltà a comunicare. Allo stesso tempo il ragazzo sa che dovrà studiare per un determinato compito, e questo forse questo lo responsabilizza di più.

In generale a scuola si percepisce un clima più gioviale!

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